Dopo millenni di ibernazione nelle profondità della roccia, la Regina Himika, la perfida sovrana dell'impero Yamatai, è pronta per risorgere a nuova vita. Hiroshi Shiba, indossati i guanti speciali che lo rendono invincibile, si trasforma in Jeeg, il robot d'acciaio, per combattere contro la terribile minaccia dei mostri Haniwa. Al suo fianco c'é la bella Miwa, che a bordo del Big Shooter gli lancia i componenti magnatici che formano il corpo di Jeeg. La scheda completa dedicata ala robot d'acciaio, da leggere tutta d'un fiato. (leggi tutto)
Il modellino di casa Bandai sviscerato in ogni dettaglio. Uno splendido gioiello che non deve assolutamente mancare in ogni collezione di Robofan. L'invincibile Robot, Mazinger Z pilotato da Koji Kabuto, è completo di tutti gli accessori e le armi che compaiono nel cartone. Alto 16 centimetri, quasi completamente in metallo, è completo di Hover Pilder e Jet Pilder, Jet Scrander con ali ripiegabili, e, dei mitici "Pugni a Razzo". (leggi tutto)
L'istituto di ricerche per l'energia fotoatomica, e, il potente robot Mazinga Z, sono ormai sull'orlo del baratro. I mostri guerrieri, lanciati dalle armate di Micene, imperversano ormai su tutto il pianeta, mettendo a ferro e fuoco le principali città della Terra. Il Generale Nero si dimostra un avversario di gran lunga superiore alle aspettative, e, per Mazinga si prospetta una terribile fine. Ma dalle profondità del mare, emerge il Grande Mazinga, che, con le sue devastanti armi metterà fine alle mire di conquista dell'Imperatore delle Tenebre, e i suoi Generali. Il Grande Mazinga, come non lo avete mai visto prima, nella scheda completa di AnimeMANIA. (leggi tutto)
 
SOUL OF CHOGOKIN - GX-18 GETTER DRAGON

Produttore: Bandai
Anno di uscita: 2003
Dimensioni della confezione: 23 x 21 x 8,5 cm
Peso della confezione: 730 gr
Peso totale modello: 490 gr
Materiali: Lega di Zinco (ZndC), materiali plastici (ABS, PC, ATBC-PVC, PE, PA)
Libretto delle istruzioni: 8 pagine a colori, 21 x 15 cm

GET MACHINE DRAGON
Peso: 35 gr
Lunghezza: 82 mm
Larghezza: 53 mm
Altezza: 28 mm
Armi presenti nel modello: Nessuna
Altre armi: missili Dragon
Accessori: Rampa di lancio
GETTER DRAGON
Peso: 340 gr
Altezza totale: 189 mm
Altezza alle spalle: 158 mm
Altezza dell'abitacolo: 164 mm
Larghezza alle spalle: 75 mm
Larghezza totale (appendici situate sulla schiena): 100 mm
Apertura alere Getter Wing: 108 mm
Armi presenti nel modello:
Tomahawk boomerang / Doppio Tomahawk / Tomahawk rotante: La due lame unite alla aste corte.
Grande Tomahawk:: Unendo la lama Tomahawk con l'asta lunga.
Lame Rotanti: Le ruote dentate situate sugli avambracci.
Raggio Getta: la coppia di mani aperte permette di simulare la posizione di lancio del raggio che viene lanciato dal diadema posto in mezzo alla fronte.
Altre Armi:
Shine Spark / Scarica Luminosa
Dragon Calcio
Accessori:
Ali supersoniche / Getter Wing: Permettono a Getta Dragon di volare. Un meccanismo a molla sui polpacci del robot simula anche l'apertura delle alette stabilizzatrici.
CONTENUTO DELLA CONFEZIONE
1 Corpo del robot
1 Bacino, Gambe del robot
2 Spalline che si agganciano alla schiena.
1 Get Machine Dragon
1 Parte inferiore della rampa di lancio della Get Dragon
1 Parte superiore della rampa di lancio, utilizzabile come modulo per unire le due rampe degli altri modelli che compongono Getter Robot G.
1 Ali supersoniche / Getter Wing: il mantello che permette a Getta Dragon di volare. Si colloca sulla schiena e può ruotare tramite uno snodo.
2 Lame Tomahawk.
2 Aste corte per creare il Doppio Tomahawk.
1 Asta lunga per creare il Grande Tomahawk.
2 Avambracci a calamita con lame dentate rotanti.
1 Paio di mani chiuse a pugno.
1 Paio di mani chiuse in grado di impugnare i Tomahawk.
1 Paio di mani aperte.
1 Mano destra per la "friendly pose" con i due Mazinga.
2 Teste, una normale e una che simula la trasformazione.
1 Stand espositivo agganciabile agli altri due stand dei modelli che compongono Getter Robot G.
1 Supporto per posizionare il robot nello stand.
1 Supporto che si aggancia al bacino del robot per posizionarlo nello stand.
1 Supporto per posizionare la testa supplementare nello stand.
1 Targhetta da applicare allo stand.
1 Manuale di istruzioni.
Personalmente ho sempre ritenuto il design di Getter Robot G poco ispirato. Tutte le caratteristiche che mi piacevano del suo predecessore, Getter Robot, sono andate perse nella nuova versione. A differenza di quanto è avvenuto con Mazinga, in cui il Grande Mazinga è decisamente più bello di Mazinga Z, i tre robot che formano Getter G sono decisamente più brutti. Anche le nuove Get Machines soffrono di una certa mancanza di fascino; le precedenti erano semplici e ben definite, mentre queste sono decisamente più complesse, ma, non hanno le caratteristiche di originalità che contraddistingueva le precedenti. Le tre combinazioni di robot, poi, non sembrano assolutamente nate dall'unione delle tre navette. Le tre Get Machines si uniscono, e, il risultato finale è un robot che non ha nulla a che fare con le astronavi che la compongono. Delle tre combinazioni, devo dire che la migliore è proprio quella di Getter Dragon. La Bandai ha comunque fatto il solito ottimo lavoro in fatto di disegno, e, questo S.o.C. dedicato alla prima trasformazione di Getter G, il Dragon appunto, è decisamente bello, come non è mai stato nel cartone. Purtroppo, all'eccellente lavoro di design, la Bandai non ha unito la solita cura nel montaggio e nella realizzazione pratica; questo modello presenta infatti alcuni inconvenienti seccanti, uno addirittura imbarazzante. Ho come l'idea che con il passare del tempo, la casa giapponese abbia modificato i propri progetti per poter utilizzare materiali più "morbidi" proprio per prevenire eventuali rotture dovute al peggioramento degli standard di produzione. Le giunture e gli snodi, che nella serie di Mazinga sono perfetti, quasi fossero stati fatti da orologiai svizzeri, in questo robot, sono invece duri, quasi inutilizzabili, e probabilmente per questo motivo, il metallo e le plastiche rigide dei precedenti meccanismi sono stati sostituiti con della più banale, e meno precisa gomma. Alla fine, armandosi di coraggio e cacciavite, per ovviare ad alcune piccole, ma imbarazzanti magagne di cui soffre, si ottiene comunque un modello bello e spettacolare. Aperta la confezione si nota immediatamente che lo schema del confezionamento è simile a quello della serie di Mazinga, con il robot smontato contenuto in una scatola di polistirolo, e, gli accessori posti in blister di plastica separati. Lo stand espositivo, e la rampa di lancio sono invece all'interno di una scatola di cartone, mentre la Get Machine è in una scatola di polistirolo più piccola, ma che ricorda molto quella in cui è contenuto il robot. Come avviene per i "vecchi" Getter anche questo Dragon è formato da due parti distinte, il corpo e le gambe, unite dal solito perno sganciabile tramite pulsante sulla schiena. In questo caso, però, il robot non sembra affatto formato dalle tre navicelle, manca una parte superiore che possa far riconoscere la Get Machine Dragon, quindi la presenza del perno centrale è una complicazione utile solo a permettere la rotazione del bacino. Meglio così comunque, il modello ne guadagna di mobilità, anche perché la stabilità della connessione è a prova di bomba. Così come avveniva con il primo Getter, anche in questo robot le braccia si possono staccare dal corpo, per permettere l'intercambiabilità con gli altri due modelli che compongono Getter G, Ligier e Poseidon. Intercambiabilità che nel cartone non esiste. Una volta unito il corpo alle gambe, occorre montare le spalline, che si inseriscono tramite due perni sferici, che ne consentono la mobilità. Sotto alla due spalline, sulla schiena c'è un inserto di gomma, mobile, con due fori, sui quali va montato il Getter Wing. L'accoppiamento plastica-gomma consente allo stesso tempo, una certa resistenza dell'unione, e, la possibilità di staccare la parte piuttosto facilmente. L'operazione è però resa difficile proprio dalla presenza delle spalline, che coprono completamente i fori su cui montare le ali. Una volta montate, le ali supersoniche possono essere ruotate verso l'alto o verso il basso, per raggiungere differenti configurazioni. C'è da dire che la presenza delle ali rende piuttosto difficile e complicato il posizionamento del robot nello stand espositivo, in quando vanno ad interferire con il supporto che regge il modello. Per questo motivo, la parte non è verniciata, ma è stata lasciata di plastica grezza, a differenza del Getter Wing di Getter 1 che è invece smaltato. Sempre per la presenza delle spalline, che non consentono di maneggiare saldamente il modello, l'inserimento della testa sul collo è risultato piuttosto laborioso. Innanzitutto va detto che nella confezione ci sono due differenti teste, una normale, e l'altra che simula la trasformazione. Mentre la seconda va semplicemente infilata sul collo, l'altra deve essere inserita con una certa forza, in quanto è presente un perno sferico che ne consente la mobilità. L'operazione è resa complicata dalla presenza delle spalline e dal fatto che il collo si muove. Personalmente ci ho messo due giorni prima di capire come inserire la testa sul collo, e, per farlo ho dovuto togliere le spalline. Operazione non molto agevole, e nemmeno troppo consigliata, visto che i perni delle spalle sono piuttosto duri, soprattutto quando si cerca di toglierle, e si rischia di rompere qualcosa. Fino a quando non è perfettamente fissata la testa si stacca in continuazione, e, quindi, una volta inserita, difficilmente viene voglia di staccarla. La testa supplementare che simula la trasformazione intermedia diventa quindi assolutamente inutile, ma, d'altronde, viste le caratteristiche del disegno originale, non viene una gran voglia di separare e unire il robot, come invece avviene per Getter 1. A questo punto occorre inserire gli avambracci, dotati del solito sistema a calamita che ne consente l'intercambiabilità con gli altri modelli e la mobilità. L'avambraccio sembra ben realizzato, di plastica non verniciata, comprende una ruota dentata che gira, simulando le lame rotanti. A prima vista queste parti sembrano ne più e ne meno come quelle degli altri S.o.C., invece una brutta sorpresa ci aspetta; l'avambraccio non entra nel braccio. Entrambi gli attacchi degli avambracci sono troppo larghi, e, farli entrare nelle loro sedi è un'impresa quasi disperata. Innanzitutto la presenza delle spalline e del Getter Wing è piuttosto fastidiosa, e per inserire le parti, l'unica soluzione è quella di staccare completamente la braccia dal corpo. Dopodiché è consigliabile piegare a 90 gradi la giuntura del gomito, in modo da poter esercitare maggiore forza, ed allo stesso tempo evitare che l'avambraccio possa rompersi; perché il punto dolente è proprio questo, la sforzo eccessivo a cui sono sottoposte le plastiche dell'avambraccio durante l'operazione, specie la prima volta, mi sembrano eccessive, tutto scricchiola e si muove pericolosamente. Eppure la presenza della calamita ha sempre garantito un montaggio semplice, perfetto e soprattutto stabile, negli altri modelli; infatti, prendendo l'avambraccio di Mazinga Z, questo si aggancia al braccio di Getter Dragon perfettamente, senza sforzi. Una volta inserito il pezzo, non viene certo voglia di rimuoverlo, altro che intercambiabilità, anzi, risulta quasi impossibile cambiare posizione al braccio, e questo compromette, e di molto la posabilità del modello. Ho dovuto veramente penare per realizzare le foto, soprattutto per fare le pose con i Getter Tomahawk; questo della eccessiva durezza delle giunture è un difetto di difficile risoluzione, a meno di non armarsi di coraggio e dare una bella "limata" al perno dell'avambraccio, usando della carta abrasiva, ma sinceramente non me la sento di consigliarlo. Non viene comunque voglia di giocare molto con le pose, in questo modello, anche perché l'inserimento dei Tomahawk nella mani è anch'esso piuttosto duro, e si rischia di rovinare la vernice dorata della punte dell'asta. Completano il braccio i classici pugni intercambiabili, due pugni chiusi, due mani aperte per simulare il lancio del Raggio Getter e le mani chiuse per impugnare le armi. Vediamo ora la gambe; ho gia detto che il bacino è in grado di ruotare attorno al perno di aggancio con il corpo, le giunture delle ginocchia hanno il classico, e perfetto, meccanismo a scatti, mentre mi sembra molto migliorato l'attacco dei piedi, che consente una mobilità maggiore. Esattamente come avviene per il modello del Grande Mazinga, sul polpaccio del robot sono presente le alette stabilizzatrici, che posso essere aperte tramite un sistema a molla. Veramente una figata, anche, se devo dire che le alette sono di plastica grezza e non verniciata, quindi si nota un po' troppo la differenza di colorazione rispetto alla gamba. Avrebbero potuto verniciarle come quelle del Grande Mazinga. Veniamo ora alla nota dolente; al livello del bacino, le giunture che permettono di muovere le gambe sono assolutamente rigide. Le gambe si aprono e si chiudono, ma, non ne vogliono sapere di muoversi in avanti e indietro; provando a muoverle si ottiene solo una pericolosa torsione delle giunture, che, per fortuna sono in gomma e sembrano resistere. Studiata la possibile causa del problema, rimane solo una cosa da fare: armarsi di coraggio e cacciavite e svitare la vite che chiude il bacino, giusto per ridurre la pressione sui giunti, e liberarli quel tanto che basta per permettergli il movimento. Mollata leggermente la vite, la gamba destra ha iniziato a muoversi perfettamente, mettendo a nudo una mobilità dell'arto molto maggiore che nei precedenti modelli. La gamba sinistra, al contrario, non ne voleva assolutamente sapere di muoversi; era completamente bloccata, e, questo ha reso necessario aprire completamente il pezzo per individuare il problema. Non ci crederete, ma, la giuntura della gamba sinistra era montata al contrario! In pratica sul modello sono state montate due gambe destre. Per risolvere il problema ho semplicemente dovuto smontare la gamba e montare il perno alla rovescia, e poi rimontare il tutto nel bacino. Inutile dire che, serrando completamente la vite del bacino, le gambe ridiventano talmente dure da essere praticamente bloccate, ho dovuto quindi lasciare la vite leggermente molla. In questa maniera la mobilità delle gambe è ora perfetta, come potete vedere dalle foto, la potabilità degli arti inferiori è decisamente migliorata rispetto ai primi S.o.C., ma nel bacino è rimasta una piccola fessura, poco visibile, ma tant'è siamo ben lontani dalla perfezione assoluta dei meccanismi dei modelli precedenti. Il robot è completato dallo stand espositivo, che, per motivi economici, la Bandai ha deciso di realizzare uguale per tutti e tre i modelli. Mancano quindi la classiche impronte nelle quali posizionare i piedi del robot, si è scelto così di dotare lo stand di un supporto simile a quello visto per Getter 2 per bloccare il modello in posizione di equilibrio. Una scelta sicuramente azzeccata, la presenza di quel supporto da una certa tranquillità in più, anche se devo dire che nessuno dei miei S.o.C. è mai caduto dal piedistallo, ma il posizionamento del robot nella base è reso difficile dalla presenza del mantello. Nella confezione è presente anche una mano destra supplementare, che serve a creare la "Friendly pose" con il Grande Mazinga. Questa mano supplementare non trova la giusta collocazione sullo stand, nonostante ci siano dei "perni" liberi, sulla base, questi sono troppo piccoli, e, la mano non fa altro che cadere. Meglio nasconderla sotto. Completa il Gx-18, la Get Machine Dragon, realizzata in un unico pezzo e priva di armi ed accessori. Il design di questa navetta è semplice e piacevole, non al livello della Get Aquila, ma, anche molto lontana da quel disastro che sono la Get Ligier e la Get Poseidon. La Get Machine trova posto sulla rampa di lancio, che può essere unita alle altre due rampe di lancio per ottenere un effetto simile a quello del cartone. Alla fine devo dire che si tratta di un modello decisamente bello, che da un'idea di forza fisica simile a quella del Grande Mazinga; il robot è grande, un po' più alto degli altri S.o.C., e in vetrina fa un vero figurone. Peccato, per alcuni problemi dovuti al montaggio, ma soprattutto peccato per l'eccessiva durezza degli avambracci, che in pratica risultano essere "fissi", compromettendone la posabilità e la giocabilità. Un altro difetto è dato dalla totale mancanza di armi funzionanti a molla, che danno un tocco "vintage" ai S.o.C. della serie di Mazinga. Da questo punto di vista la fa ancora da padrone il "vecchio" Grande Mazinga, che è quello che può vantare il maggior numero di dispositivi funzionati. La nota positiva, questa volta, viene dal prezzo; con una operazione simile a quella vista per il Gx-04S, Goldrake, la Bandai ha recentemente "ristampato" i tre modelli di Getter G. In realtà non si tratta di una nuova produzione, ma, di una immissione massiccia sul mercato di tutti i pezzi rimasti invenduti. Forse tra questi c'erano anche dei pezzi un po' difettosi, scartati dalla Bandai dalla prima messa in vendita, il che spiegherebbe gli imbarazzanti difetti che ho riscontrato sul mio modello. Questo ha però provocato anche una grande disponibilità dei robot, con il conseguente abbassamento dei prezzi. Nel momento in cui scrivo, Gennaio 2006, potete comprare, in Italia, questo S.o.C. a circa 60 Euro (55 - 65 Euro in media). Tenete presente, che, nei negozi specializzati, Getter Dragon della serie Hero Collection della Yamato, alto solo 15 centimetri, privo di accessori e Get Machine viene venduto a non meno di 45-50 Euro. Fate un po' voi i conti, ma, per me è un affare.
 


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